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LA STORIA
LEGISLAZIONE

LA CULTURA DEL VINO

Il territorio della Repubblica di San Marino viene indicato dalla leggenda stabilmente abitato fin dal 301 d.C., anno in cui il monte Titano e le sue pendici vengono donate da Donna Felicissima di Rimini a Marino, un tagliapietre di origine dalmata perseguitato dall’Impero Romano per la sua fede cristiana.
In realtà questo territorio è abitato sin dall’epoca protostorica come dimostrano vari ritrovamenti archeologici.
Gli albori della coltura della vite a San Marino si possono far risalire al 400 – 700 d.C., periodo in cui la piccola comunità esistente sul Monte Titano si dedica principalmente all’agricoltura ed alla pastorizia.
La prima documentazione storica che testimonia l’importanza della vite risale al XIII secolo.
Più precisamente, in un contratto di vendita datato 1253, si cita l’esistenza di vigne su terreni agricoli del Castello di Casole, venduti dal Conte Taddeo di Montefeltro al Sindaco Oddone Scarito.

Più tardi, come risulta dagli statuti del 1352-53, le vigne vengono protette da specifici articoli che prevedono pene pecuniarie a chiunque le danneggi.
Ancora, negli statuti del 1600, si indicano i lavori da svolgersi nelle vigne e le pene per i rivenditori di vino annacquato.
Il 1775 segna la costituzione del primo Catasto Rustico della Repubblica di San Marino, redatto dal Pelacchi, che testimonia un investimento viticolo di 600 Ha. di cui 150 a vigna specializzata ed i rimanenti condotti a seminativo – vitato – olivato.
Diversi documenti del periodo testimoniano che i “vizzati” più comuni sono il Canino bianco, il Biancale, il Trebbiano, il Moscatello bianco e nero, l’Aleatico, l’Albana, il Sangiovese e che le viti vengono allevate basse, all’altezza di due palmi da terra, oppure maritate agli aceri.

Nei vigneti sono sempre presenti olivi e piante da frutto.
I vini ottenuti sono assai pregiati tant’è che se ne fa commercio fino alla città di Venezia.
Sul finire del 1800 Borgo Maggiore diviene il centro commerciale della Repubblica di San Marino ed accentra in sé ogni produzione e scambio di merci e di derrate.
Qui sono collocate freschissime cantine e grotte, incuneate nelle viscere del monte, dove i vini nostrani acquistano un gradevolissimo sapore.
Vi ritrovano oltre al Sangiovese vari vini bianchi di particolare pregio.
Il famoso “Moscato sammarinese” si afferma in questo periodo per opera di alcuni produttori vinicoli di Borgo, acquistando subito fama e rinomanza.

I turisti che da Rimini salgono a San Marino su carrozze e cavalli, sostano lungamente alle “Grotte”, riposandosi e deliziandosi con il caratteristico prodotto locale che costituisce anche l’oggetto di grandi smerci nelle giornate di fiera e mercato.
Le statistiche di fine secolo rivelano che la produzione complessiva raggiunge la consistente quantità di 20.300 some (1 soma sammarinese corrisponde a 75 lt.).
Significativi riconoscimenti vengono conferiti nel 1878 – 1889 e 1890, all’Exposition Universelle de Paris, in cui vengono premiati alcuni produttori sammarinesi con medaglie d’argento e di bronzo per campioni di vini bianchi e Sangiovese.
Conseguentemente, una rivista francese pubblica un significativo elogio all’agricoltura sammarinese: “Il più piccolo popolo d’Europa è forse il più saggio e il più intelligente”.